Benvenuti nelle olimpiadi del gulag

 “Welcome to Gulag Olympics!” è lo slogan che campeggia su un manifesto virtuale molto ciccato nel web russo. La traduzione è superflua. I 5 cerchi dei Giochi Olimpici sono disegnati come manette. Il fotomontaggio mostra sullo sfondo una torma di deportati dietro le reti metalliche, sguardi da Arcipelago Gulag, da racconti di Kolyma. In primo piano un Patriarca ortodosso in grande addobbo tiene a bada la gente imprigionata. 

Leonardo Coen per Il Fatto quotidiano 11.01.2014

L’allusione è palese: i deportati sono gli abitanti di Sochi, sede delle Putiniadi, la grande ossessione di Vladimir Vladimirovic Putin. Le “sue” Olimpiadi devono dimostrare che la Russia è tornata una superpotenza. Guai a rovinargli la festa. Guai ad infrangergli la vetrina. E tuttavia, il grande cruccio di Putin è che i ribelli del Caucaso, i terroristi islamici radicali salafisti che sognano “il califfato della Russia”, hanno promesso di rovinare i Giochi. D’altra parte, nel maggio del 2012, il servizio federale di sicurezza (Fsb, erede del Kgb) ha scoperto parecchi nascondigli d’armi e munizioni nelle montagne attorno ai siti olimpici e negli ultimi mesi c’è stata un’escalation degli attentati, culminati con la doppia strage di Volgograd. L’allarme non è affatto campato per aria. Sochi è a rischio terrorismo. E la Russia ha dichiarato “guerra totale” al Male.

LA SCELTA DI SOCHI come sede di Olimpiadi è dunque un azzardo? L’opposizione russa ne è convinta. E pure le autorità, come dimostrano le imponenti misure di sicurezza approntate. Per garantire spettacolo e tranquillità, si è trasformata Sochi in una gigantesca prigione sorvegliata da 50mila poliziotti e soldati. Uno ogni 7 abitanti. A Londra 2012 le forze dell’ordine rafforzate dai militari contavano su 20mila uomini, in una città venti volte più grande. Il risultato è grottesco. A Sochi la vita è diventata impossibile, una sofferenza. Tutto è sotto controllo e quasi tutto è vietato. La paranoia antiterrorista però ha un risvolto inquietante: con la scusa di prevenire, si reprime. “L’Fsb “sembra preoccuparsi di più della sicurezza del regime che non quella dei cittadini”, è stato il commento di Gazeta.ru, un sito d’informazione indipendente. Figuriamoci, poi, se a qualcuno venisse in mente di protestare o di manifestare, come è sempre successo in ogni Olimpiade, palcoscenico globale. Una legge appena varata dalla Duma, su indicazione del Cremlino, stabilisce multe di 10mila dollari e 2 anni di prigione per chi partecipa a marce o cortei non autorizzati. Un’altra legge imbavaglia la Rete. Basta la richiesta della procura per imporre al-l’hosting provider la chiusura di un sito se pubblica materiale ritenuto potenziale causa di “disordine”.

Disordine, per esempio, è raccontare che all’inizio di dicembre, a causa di una nevicata, è crollato il tetto della pista di bob. Disordine è documentare il disastro ambientale che ha colpito il fiume Mzymta, fonte principale di acqua potabile per la città. Scavi selvaggi che hanno devastato l’alveo, analisi che hanno rivelato concentrazioni di prodotti petroliferi, arsenico e fenolo oltre i livelli ammissibili. E poi, crolli delle costruzioni, spesso edificate su terreni instabili, per di più in una zona ad alto rischio sismico. E i parametri di resistenza anti-sismica di parecchi edifici sarebbero stati innalzati senza tanti studi.

MOLTE CRITICHE sono alimentate dall’insoddisfazione degli abitanti di Sochi: “Le opere realizzate per i Giochi hanno ben poco a vedere con il resto della città”, si lamentano i cittadini, “hanno eretto monumenti al lusso, centri commerciali a iosa, nuovi grandi alberghi, mentre si sono limitati a ridipingere le facciate degli uffici municipali...”. Cantieri blindati, concorsi pubblici solo formalmente, ha osservato Yuri Koriakin, membro della Società degli esperti dell’Unione russa degli architetti.

Le Putiniadi hanno già ottenuto tre record mondiali: sono i Giochi più costosi di tutti i tempi. Anche quelli più controllati, nemmeno a Berlino 1936 e a Pechino 2008 sono stati concepiti con un rigore altrettanto poliziottesco. Il terzo primato è quello della corruzione. I Giochi delle mazzette. Giochi sporchi. A Vancouver, nel 2010, la media dei costi per gara era stata di 107 milioni di dollari. A Sochi, 520 milioni. E se ti permetti di contestare, finisci in guardina: zitti e... Mosca.

Leonardo Coen per Il Fatto quotidiano 11.01.2014

1/2/2014

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