Taisija Osipova

7 Novembre 2012. La Corte di Cassazione della regione di Smolenskij ha confermato la condanna per detenzione e spaccio di stupefacenti a otto anni di reclusione per Taisja Osipova.

Nonostante le prove a favore dell’accusa fossero state smentite e le richieste del pubblico ministero, Svetlana Kudinova, fossero state per una pena detentiva di quattro anni e l’apertura di un nuovo dibattimento. 

La Osipova è in carcere dal 2010 ed è la moglie del leader del gruppo d'opposizione "Altra Russia", Sergej Fomchenkov. I tratti per parlare di un processo politico ci sono tutti, per intimidire il marito e il suo lavoro nell’opposizione si colpisce la moglie, anche se questa è malata di diabete e madre di una bambina di quattro anni. Sul sito di "Altra Russia" i compagni di partito di Fomchenkov traducono la pena a otto anni in una «condanna a morte». Infatti, adesso la Osipova verrà trasferita in una colonia penale dove le condizioni carcerarie sono ben peggiori delle già penose galere russe e dove «trovare i farmaci contro il diabete sarà impossibile». 

 

Nel novembre 2010 alcuni agenti “anti estremismo” (che con la droga hanno poco a che fare) fanno irruzione nell’appartamento della Osipova e durante la perquisizione “trovano” una bustina di eroina. A questo punto le indagini avrebbero dovuto passare nelle mani della squadra narcotici, ma non è stato così, anzi gli agenti dell’“anti estremismo” depositeranno al tribunale come “prove” del business della donna le testimonianze di tre acquirenti: Svetlana Semenistova, Olga Kazakova e Masha Sherstneva. La prima è la rappresentante a Smolenskij dei «Nashi» (“i Nostri”), un gruppo (intollerante e fascista) vicino al Cremlino. Le altre due sono attiviste, sempre a Smolenskij, del movimento giovanile «Molodaja gvardia» (“la giovane guardia”) facente capo al partito di Putin.

 

Le tre ragazze-attiviste compravano eroina dalla moglie del “nemico politico”. Si presume inoltre che facessero uso di tale droga il che va a cozzare con i principi stessi delle organizzazioni di cui fanno (ancora) parte!

 

Di queste “sottigliezze” i giudici di tre sentenze non sembrano essersi preoccupati, allo stesso modo non hanno tenuto conto dei tabulati telefonici delle acquirenti, secondo i quali le tre ragazze non si sono mai trovate nei luoghi in cui sarebbero avvenuti gli acquisti.

 

Non sono soltanto i tabulati telefonici a smentire le accuse, ma anche un testimone, amico della Osipova, presente durante la perquisizione. L’uomo, la cui deposizione è stata confermata dalla “macchina della verità” (molto usata nei processi in Russia), avrebbe visto gli agenti stessi portare in casa la droga e sarebbe stato anche vittima di percosse e minacce. Inoltre il pacchetto di eroina “rinvenuto” dai poliziotti non porta le impronte digitali della Osipova e gli esami del sangue e delle urine della donna non riportano tracce di alcun uso di stupefacenti.

17/11/2012
Fabrizio Ossino

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