Su boicottiamo l’aria! Non respiriamo la stessa aria di Putin!

Il Ministero della cultura russo ha considerato alcune opere inserite nel programma del Festival internazionale di Letteratura a Mosca “non opportune” e un giorno prima dell'apertura ha proposto agli organizzatori di modificare il programma. La comunità degli scrittori e dei presentatori, a quel punto, si è divisa: alcuni hanno deciso di “autoeliminarsi” per protesta dal programma e altri hanno confermato la loro presenza e i loro interventi “per il rispetto dei lettori”.

Dmitry Florin

Dmitry Florin, trentaseienne giornalista e scrittore, figlio di un capitano delle forze VDV, poliziotto OMON durante la prima guerra in Cecenia, ad onta di tutte le polemiche, ha voluto presentare lo stesso il suo primo libro intitolato 'A chi facciamo la guerra':

"Ho tolto la mia pelle per mostrarvi cosa ho dentro, ho estratto il mio cervello e ve l'ho lasciato esaminare. Ho voluto farvi vedere cosa e' successo durante quella dannata guerra. Non come giornalista o militare, ma come una persona normale che cerca di rimanere tale in una situazione anormale". Poi ha aggiunto: 

"Non posso deludere gli amici e le persone, tanti provenienti da città lontane, che vengono alla presentazione e quindi annullare l'appuntamento. 

Non mi pare opportuno limitarmi ad esprimere disappunto sull'intervento del ministero. Sarebbe stato inutile. 

Io ci sarò e pronuncerò quelle stesse parole che volevo dire già alla partenza per la Cecenia perchè nel suo ventesimo anniversario quella guerra deve essere ricordata.

Capisco ed è umano cercare di rimuovere la memoria di quegli orrori terribili della guerra a Beslan, nel Nord-Ost e in altre zone dove qualcosa di simile è accaduto.

Ma la guerra in Cecenia non e' arrivata ancora alla sua logica conclusione.

Diamo un'occhiata alla situazione in Ucraina. Nel 94 nessuno avrebbe potuto pensare che sarebbe successo quello che è accaduto in Cecenia. Ci sembrava che, come nella migliore tradizione sovietica, come accadde ad esempio in Cecoslovacchia, saremmo entrati con i carri armati e tutto si sarebbe “tranquillizzato”. Dove e' adesso la guerra cecena? Non è più in Cecenia, ma dappertutto. Credete che gli immigrati ceceni trasferiti in Europa si siano europeizzati? No, sono rimasti come ai tempi della Cecenia prima di Kadyrov e Putin.

Stiamo dimenticando la Cecenia e ci meravigliamo, cercando conforto nella   speranza che "in Ucraina tutto si risolverà". Al massimo, pigiamo il pulsante “I like” su facebook a una foto... Tutto qui?

La mia posizione può sembrare strana. Ma prova a capirmi. Si possono boicottare il Cremlino, il presidente, il parlamento e molto altro, se soltanto si volesse.

Ma loro ci ignorano. E quando vengono a conoscenza della nostra protesta, non si intimidiscono neppure”.

16/6/2014
Giancarlo Castelli

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