Scegliere si può ma la scelta non c’è

Il partito “Russia Unita” è ancora il primo partito nel Paese, questo è il risultato delle elezioni Parlamentari tenutesi domenica 4 dicembre 2011. Rispetto alle elezioni del 2007 però il consenso attorno al partito di Putin è nettamente calato a favore del “Partito comunista” (KPFR), dei “Liberal-democratici” (LDPR) e di “Russia giusta” (Spravedlivaja Rossija).

Putin ha definito il risultato come la conseguenza di un «periodo difficile» dovuto alla crisi, ma «nonostante ciò la gente ha lasciato a Russia Unita il ruolo di guida del Paese». Per Dmitrij Medvedev invece il risultato «mostra la reale composizione politica del Paese».

Le proteste vibranti e i picchetti da parte di una grossa fetta delle opposizioni anche per il giorno delle consultazioni elettorali ci fanno leggere però questo risultato in maniera diversa.

Per effetto della legge elettorale a firma Putin-Medvedev, che ha ridotto il pluralismo politico (tra sbarramenti e regolamenti vari), dal 2007 siedono in Parlamento di fatto solo quattro partiti, dei quali “Russia Unita” (Edinaja Rossija) è il più votato. Oltre a partiti come “Jabloko” che non riescono a superare lo scandaloso sbarramento elettorale del 7% ci sono bensì altri partiti, a cui non è stato dato il diritto di presentarsi alle elezioni perché non conformi al regolamento o perché i leader sono stati arrestati per violazione della legge antiestremismo.

E contro questo sistema in molti hanno deciso domenica di sfidare qualsiasi divieto e di scendere in piazza a protestare. Il risultato è che mentre nei siti internet governativi si parla di «elezioni», «democrazia», «presunti brogli», sprecando analisi e commenti, nei siti di opposizione si fa la conta dei fermati, degli scomparsi e dei feriti.

Le elezioni Parlamentari in Russia si sono tenute di fatto solo per una parte dei russi. Per chi è stato costretto a votare sotto minaccia e per chi non si sentiva rappresentato dai partiti presenti nelle liste elettorali, domenica 4 dicembre si è tenuta una «farsa».

La cronaca del voto ci dice che “Russia Unita” tra brogli di qualsiasi tipo (denunciati dagli osservatori internazionali) ha la maggioranza nel Paese e si divide la torta con comunisti, liberali e il poco trasparente “Russia Giusta” di Sergej Mironov, (partito che può essere definito una costola del partito di Putin).

La cronaca della piazza, secondo quanto ci riferisce D. Florin di “Interkavkaz” – Russia, è che da San Pietroburgo a Varonež, da Nižnij Novgorod a Mosca, a Vladivostok gli arresti degli oppositori politici sono iniziati qualche giorno prima delle elezioni e si sono protratti fino a domenica.

Il 2 dicembre a Mosca 9 attivisti de “l’Altra Russia” (Drugaja Rossija) sono stati prelevati dalla polizia con l’accusa di «organizzazione di associazione estremistica». Domenica 4, all’ora di pranzo erano già 20 le persone fermate solo a Mosca (12 per la polizia), tra questi Sergej Udal’zov coordinatore del “Fronte di sinistra” (Levyj front), arrestato per strada da poliziotti in borghese quando si stava apprestando a raggiungere il picchetto in piazza del Maneggio. Sulla piazza Triumfal’naja. alle 18.30 sono avvenuti altri arresti (190 – dati Polizia) tra i sostenitori dei partiti di opposizione non riconosciuti e dei suoi rappresentanti, tra cui Eduard Limonov (leader de “l’Altra Russia”).

A San Pietroburgo 70 manifestanti sono stati arrestati direttamente nella metro, forse per evitare che prendessero freddo per strada.

1/12/2011
Fabrizio Ossino

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