QUELLE CATTIVE RAGAZZE

 Sono passate da “Putin pisciasotto” a “Madonna, caccialo via”: le Pussy riot, giovani femministe punk che organizzano performance di protesta improvvisate (e non autorizzate) hanno portato la preghiera alla Vergine Maria direttamente sull’altare: quello del tempio del Cristo Salvatore.

foto di Novaja Gazeta

Vestite con abiti coloratissimi e “mephisto” pastello in testa, hanno fotografato la loro azione e poi, divincolandosi dalla presa dei guardiani del tempio, sono riuscite a fuggire prima dell’arrivo della polizia. L’avevano fatto anche il 20 gennaio scorso ma quella volta avevano scelto una location speciale come la Piazza Rossa, violando la sacralità di quello spazio davanti al Cremlino. Erano salite sul Lobnoe mesto, una specie di torre da dove lo zar si godeva le esecuzioni capitali, e avevano suonato, tra schitarrate e fumogeni colorati,  apostrofando “zar” Putin proprio in quel modo irriverente. Interkavkaz le aveva contattate per un’intervista. Hanno parlato di , di sesso, volgarità, potere e, inaspettatamente, di Lenin.

-Perché utilizzate metafore sessuali per le vostre proteste?

-E’ lo stesso linguaggio con cui si esprime il potere. Gli rivoltiamo contro le loro stesse parole. Noi pensiamo che nel sesso consenziente non ci sia nulla di male. Anche quando diciamo “il poliziotto ti lecca tra le gambe”, non pensiamo ad un atto di violenza ma a dei buoni rapporti intimi tra poliziotto e cittadini. Non sappiamo se questo linguaggio venga considerato volgare dal popolo. E’ comunque il linguaggio aggressivo e volgare del punk rock di cui continuiamo a diffondere la tradizione.

-Quando è nato il vostro gruppo?

-Nell’autunno del 2011 quando abbiamo tenuto il primo concerto nella metro di Mosca.

-Perché avete scelto “la provocazione situazionista”?

-Tra di noi ci sono molti artisti e così abbiamo deciso di mescolare la buona tradizione russa dell’azionismo artistico-politico con il punk rock. Questo mix di idee e percorsi si è dimostrato un successo per arrivare al nostro pubblico.

-Siete studentesse, lavoratrici o cos’altro? Quanti anni avete?

-Siamo troppo vecchie per andare a scuola, abbiamo tra i 22 e i 30 anni. Siamo lavoratrici della cultura di protesta

-In alcune vostre performance parlate anche del ’68, un fenomeno, tutto sommato, molto occidentale. Come è considerato qui in Russia?

-La liberazione sessuale era riuscita a svilupparsi, qui in Russia, grosso modo fino a che era vivo Lenin. Stalin, poi, riportò l’Urss ai valori tradizionali della famiglia e alla repressione sessuale. Dopo Stalin, e fino alla perestrojka, non è stato meglio.

-Come preparate le vostre azioni?

-Cominciamo a lavorarci tre settimane prima. Pensiamo insieme il brano, scriviamo la musica, prendiamo appunti. E poi facciamo le prove. Indossiamo i costumi, decidiamo come esibirci. Ci costruiamo da sole gli altoparlanti per le nostre esibizioni e creiamo gli effetti speciali. Stabiliamo i nostri contatti soltanto attraverso internet. Dei canali di collegamento aperti a tutti non ci fidiamo e i nostri telefoni sono controllati.

22/2/2012
Giancarlo Castelli

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