Orlov il “bugiardo” onesto. Verdetto di un processo politico

Il 14 giugno 2011 il giudice di pace di Mosca, Karina Morozova, ha assolto l’attivista dei diritti umani e presidente dell’associazione “Memorial” Oleg Orlov dall’accusa di diffamazione nei confronti del Presidente ceceno Ramzan Kadyrov.

Verdetto di un processo politico

Il 14 giugno 2011 il giudice di pace di Mosca, Karina Morozova, ha assolto l’attivista dei diritti umani e presidente dell’associazione “Memorial” Oleg Orlov dall’accusa di diffamazione nei confronti del Presidente ceceno Ramzan Kadyrov.
Nel luglio del 2009, dopo l’omicidio della giornalista e difensore dei diritti umani Natal’ja Estemirova, Orlov aveva accusato il presidente ceceno di essere in qualche modo responsabile di quella morte: «Io so – disse il presidente di “Memorial” – chi è il colpevole dell’omicidio di Natal’ja Estemirova. Noi tutti lo conosciamo: quell’uomo è Ramzan Kadyrov». Tali parole ferirono l’animo “delicato” di Kadyrov, che non ha «mai ucciso persone, ma banditi» e per questo denunciò per diffamazione Orlov.
Nell’autunno dello scorso anno un altro Tribunale di Mosca aveva dato ragione a Kadyrov, multando Orlov e l’associazione “Memorial” per 70.000 rubli (1.800,00 €). Ciò nonostante il difensore dei diritti umani al processo avesse dichiarato che il Presidente ceceno avesse «la colpa politica» dell’omicidio Estemirova per il clima di odio creato in Cecenia nei confronti dei giornalisti indipendenti e dei difensori dei diritti umani.
La regione governata da Kadyrov, infatti, è diventata una Russia in miniatura dove c’è un potere centralizzato e dittatoriale. Un luogo dove la stampa viene finanziata dal Governo, perché – a detta dello stesso Kadyrov – «I giornalisti sono persone pericolose, se non li aiutassi, lavorerebbero contro di me». In questo clima – dove la scelta per i cronisti è tra l’autocensura e la mortesi consumano torture e delitti nei confronti della popolazione civile con la scusa della lotta al terrorismo e il tutto nella più profonda indifferenza da parte dei media (anche europei). Una situazione politico-sociale che vede i difensori dei diritti umani, come Natal’ja Estemirova, lottare da soli contro i soprusi, le menzogne “del Palazzo” e la mancanza di Giustizia, finché dei proiettili ti chiudono la bocca per sempre.
Il giudice Karina Morozova, il 14 giugno del 2011, ha annullato la sentenza del 2010, affermando che se uno sostiene il falso nella convinzione di essere nel giusto, quello non può essere chiamato a rispondere di ciò e poiché il Presidente Kadyrov non è riuscito a dimostrare che Orlov fosse in malafede, l’accusa non sussiste. Insomma, le pretese di Kadyrov sono inconsistenti, ma che non si dica che Orlov avesse ragione nel sostenere quelle cose contro il Presidente ceceno!
Orlov, tra la contentezza e lo stupore, chiedeva al suo avvocato Genri Rezinka «è vero quello che sento?», mentre l’avvocato di Kadyrov, Andrej Krasnenkov meditava già al ricorso in Cassazione: «la decisione del Tribunale è ingiusta e infondata […]. È presto per i festeggiamenti di Oleg Orlov, sono certo della nostra ragione. Oltretutto sospetto che il giudice abbia preso una decisione premeditata, con l’intenzione di aspettare, mentre il Parlamento vota la proposta di legge per trasferire la diffamazione e l’oltraggio nell’ambito della trasgressione amministrativa».   
Sia per l’accusato, che per tutti quelli che hanno seguito il processo in questi anni, il verdetto era già scritto: la condanna. Orlov si chiedeva soltanto a quanto potesse ammontare la somma che avrebbe dovuto pagare a Kadyrov. Non è un segreto infatti che nella Russia contemporanea vi siano meno sentenze di assoluzione che ai tempi di Stalin.
Anche per questo appena il giudice ha finito di leggere il responso, nell’aulacolma di genteè scoppiato un applauso. Il difensore dei diritti umani “graziato” ha in fine commentato la sentenza al giornale “Kommersant’” con queste parole: «ho visto questo processo come di matrice politica e, secondo me, una decisione del genere da parte del tribunale è una vittoria della giustizia russa. Abbiamo lottato [con l’associazione “Memorial”] non solo per me stesso, ma anche per Natal’ja Estemirova. La vittoria di oggi è una vittoria anche sua».
Nell’attesa della Cassazione, Orlov e “Memorial” festeggiano ed hanno ragione a farlo. In Russia infatti la diffamazione prevede fino a tre anni di carcere e multe salatissime, mentre l’omicidio dei giornalisti prevede dei documenti nuovi per gli esecutori (con la possibilità dell’espatrio) e tanti anni ancora di governo per i mandanti diretti o indiretti che siano.
Natal’ja Estemirova era stata più volte minacciata dallo stesso Kadyrov (ma la cosa non viene ricordata nei giornali russi). Come racconta Orlov, durante uno scontro verbale il Presidente ceceno ha inveito contro la Estemirova dicendo: «Ho le mani e le braccia sporche di sangue. Si, è così. E di questo non mi vergogno. Ho annichilito e annichilirò le persone cattive».
Oleg Orlov è stato chiamato a rispondere delle proprie dichiarazioni, Kadyrov è quasi subito uscito dall’“inchiesta” per scoprire gli assassini della Estemirova.
 

27/6/2011
Fabrizio Ossino

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