Nel laboratorio di Odessa con quel matto di Saakashvili

Ex militare russo, fieramente anti-putinista, il giornalista Dmitrij Florin racconta la sua esperienza odessita nella strana squadra transnazionale guidata dall’ex presidente georgiano, ora estradato in Polonia da Kiev: «È un matto, ma in senso positivo. E ora rischia la vita»

 

«Saakashvili? È matto. Ma un matto in senso positivo. All'Ucraina sarebbe proprio servito un uomo delle sue capacità, in grado di fare scelte importanti. E invece lo hanno cacciato e adesso è a rischio la sua vita stessa». A parlare è Dmitrij Florin, giornalista e regista russo di documentari politici, ex-militare - gli fu riconosciuto il ruolo di veterano per le azioni in battaglia - ed ex-poliziotto dei reparti speciali anti-sommossa Omon.

Florin è sicuramente da sempre uno dei più accaniti oppositori di Putin a colpi di penna e di telecamera. Attivista filo-Majdan - la rivolta ucraina contro l'allora presidente Yanukovich - si è unito alle forze ribelli pur essendo lui russo con origini familiari ad Odessa. Considerato in patria come un traditore e una spia, poi anche terrorista e al soldo dei servizi segreti stranieri, ha lavorato per poco meno di due anni a fianco dell'ex-presidente della Georgia quando questi era stato nominato governatore di Odessa dallo stesso presidente ucraino, Poroshenko.

«Eravamo stati in Ucraina proprio nei giorni della rivolta di EuroMajdan» racconta Florin, che ad appena 41 anni ha conosciuto da vicino anche la seconda guerra in Cecenia dove lavorò come corrispondente per diversi giornali come il Kavkazskij Uzel e dove si ammalò piuttosto seriamente per problemi di cuore che lo costrinsero ad un ricovero ospedaliero di diversi mesi. «Partecipammo alla rivolta insieme agli ucraini, io e mia moglie anche lei giornalista, ci siamo mossi in mezzo alle fiamme e agli scontri. Poi tornammo in Russia. Organizzammo delle conferenze una delle quali era Il Donbass è lo specchio della Cecenia. All'epoca in Russia si poteva ancora fare, oggi ti accuserebbero di estremismo e rischieresti la galera. Purtroppo trovammo una certa indifferenza persino nei circoli liberal rispetto a questo progetto. Per loro era troppo, evidentemente, fare questo paragone. Insomma un giorno, era maggio 2015, caricammo le cose in auto, prendemmo il nostro gatto Basilik e decidemmo di tornare a Odessa».

Mikhail Saakashvili, l'ex-capo di Stato georgiano - inquisito in patria per corruzione - era stato da poco nominato governatore di Odessa, vice-governatrice diventò Marija Gajdar, russa e figlia dell'ex-primo ministro Egor ai tempi di Eltsin. Capo della polizia locale di Odessa venne nominato Giorghi Lortkipanidze, anch'egli georgiano e vice-primo ministro degli Interni nella Georgia proprio di Saakashvili, mentre a capo della polizia regionale venne posto un altro georgiano, Konstantin Mchedishvili, già collaboratore del sindaco di Kiev, Vitalij Klichko.

Uno strano esperimento trans-nazionale che comprendeva alcune tra le personalità più convintamente filo-occidentali e caparbiamente anti-Cremlino. Un po' come se quelle “rivoluzioni rosa ed arancioni” - scoppiate nel 2003 e nel 2004 in Georgia e in Ucraina e finite in maniera piuttosto controversa, sicuramente non secondo i progetti iniziali, accusate di foraggiamenti dal solito Occidente - si fossero riunite insieme in territorio straniero, preoccupando non poco Putin.

«Eravamo una strana squadra russo-ucraino-georgiana» continua Florin «ma con tanto entusiasmo e voglia di cambiare la situazione. Ci trovammo di fronte parecchi ostacoli, come quella volta che Mikhail decise di fare la guerra ai boss del porto di Ilichevsk, poco sotto Odessa, legati all'oligarca ucraino, Igor Kolojmovskij. C'era il sospetto che ci fosse un giro di corruzione. In più, data la presenza di questi personaggi, veniva anche impedito l'accesso pubblico al mare. Io andai con la mia telecamera e fui aggredito. Andarono in pezzi la camera e anche un paio di costole. Ma Saakashvili non fece un passo indietro: rimosse il direttore e la conseguenza fu che i proprietari di yacht e mezzi da diporto spostarono i loro mezzi verso destinazioni off-shore, privando l'Ucraina di introiti pari a decine di milioni di dollari l'anno. Ma era necessario farlo».

Fino al novembre 2016 i rapporti tra Poroshenko e Saakashvili erano ottimi. «Nel 2015 fui inviato da Mikhail a fare un video nella scuola di Bolgrad, regione di Odessa, dove da bambino aveva studiato il presidente Poroshenko. Glielo regalammo il giorno del suo compleanno. Si commosse fino alle lacrime. Poco prima della rottura tra i due, grazie ad una legge per la riduzione delle tasse ai viticoltori della regione, Poroshenko e Saakashvili si incontrarono e brindarono insieme amichevolmente. Poi non riesco a capire cosa sia successo».

La situazione precipitò in un attimo, continua Florin: «Non riuscivo a crederci: all'improvviso Mikhail decise di fondare un partito e dopo poco chiese le dimissioni del presidente ucraino. Io e mia moglie cominciammo a subire pressioni psicologiche da parte delle autorità di Kiev. Pensammo che fosse per un articolo che lei aveva scritto sulla corruzione ancora esistente in Ucraina». Era stata proprio la signora Florina a sentenziare definitivamente che “in Ucraina la corruzione aveva vinto sulla rivoluzione”.

«Ci trovavamo all'estero in quei giorni, quando la situazione venne a precipitare» ricorda Florin «giravamo l'Europa per presentare la nostra mostra Il Donbass specchio della Cecenia. Con noi c'era anche la cara Amina Okhueva che aveva combattuto contro i separatisti e che cadde la scorsa estate sotto i colpi di un attentatore vicino Kiev. Alla fine mia moglie venne anche messa sotto inchiesta dalla magistratura per quell'articolo e fummo costretti a non tornare in Ucraina».

L'articolo in questione riguardava un'esperienza personale dei Florin quando, alla nascita della loro bambina, madre e figlia rischiarono la vita per le mancate e intempestive cure dei medici di un ospedale che chiedevano di oliare le procedure, in presenza di una donna che stava rischiando la vita. Una specie di mercato nero della sanità. Ora vivono in Europa e ancora guardano a quell'esperienza odessita con rammarico e nostalgia. E ripensano alle accuse avanzate da Kiev nei confronti di “Misha”.

«Se è vero che Saakashvili prende soldi da un oligarca russo come lo accusa la procura di Kiev? Ridicolo» afferma Florin in merito ad una delle accuse che hanno portato all'estradizione dell'ex-presidente georgiano in Polonia. Il fatto è avvenuto alcuni giorni fa per ordine delle autorità di Kiev, dopo un rocambolesco arresto in un ristorante della capitale ucraina da parte di uomini dei servizi con un passamontagna sul volto. Saakashvili è poi stato fatto salire prima su un elicottero e poi su aereo fino a Varsavia.

«Se Misha fosse stato veramente colpevole di aver tramato in questo modo e con i soldi dell'odiata Mosca, lo avrebbero mandato via dal Paese e non processato in Ucraina per queste gravi accuse?”.

 

Source: eastwest.eu

19/2/2018
Dmitry Florin

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