Licenziamento “etico”

La foto di una scheda elettorale con ingiurie nei confronti del Primo ministro Putin è stata pubblicata il 12 dicembre 2011 sul settimanale di politica “Vlast’” (Potere).
Il periodico è curato dalla casa editrice “Kommersant”, che stampa anche l’omonimo e diffusissimo giornale. Già il giorno dopo il direttore generale della “Holding Kommersant” Andrej Galiev e il caporedattore del settimanale “Vlast’” Maksim Koval’skij erano stati licenziati. È lo stesso proprietario della casa editrice, il miliardario Ališer Usmanov a motivare la cacciata dei due: «il settimanale “Kommersant-Vlast’” è una pubblicazione socio-politica indipendente di tutto rispetto, che ha autorità e influenza sulle coscienze pubbliche. Nello stesso momento, però, nell’ultimo numero gli autori hanno superato il limite, infrangendo le più elementari norme etiche». 

 

Al contrario i colleghi di Koval’skij non credono che siano etici i motivi alla base del licenziamento ed hanno affidato ad una lettera aperta la loro protestasoprattuttoscrivonoci mette a disagio il tentativo di presentare la cacciata di un uomo dietro i principi professionali della lotta per la purezza della lingua russa». Mal celando dunque i motivi reali di un licenziamento tutto politico a causa dei contenuti troppo polemici (per la Russia di Putin) degli ultimi articoli sulle elezioni parlamentari. Una cacciata che suona anche come un avvertimento per tutti gli altri.
 
Certamente non è stata una mossa né furba, né di buon gusto pubblicare una fotografia contenete una frase volgare all’indirizzo di Putin. Se il giornalista Artem Platov, autore del pezzo dal tono ironico “Jabločnyj puj” e della foto che ha portato al licenziamento di Koval’skij avesse voluto, avrebbe potuto mascherare un po’ le lettere quanto bastava per far comprendere a tutti il significato di quella scritta. Ma farne una questione etica è davvero esagerato, una multa o un richiamo avrebbe risolto il problema.
 
Le cause del licenziamento dunque vanno ricercate nei contenuti degli articoli pubblicati e non in una fotografia (seppur volgare). Nell’ultimo numero di “Vlast’”, è stato dato molto spazio alle voci di brogli elettorali e alle successive proteste di piazza. Nello specifico nell’articolo “Pobeda edinovbrosov”, il partito di Putin viene dato come, perdente. Infatti, pur restando la maggioranza nel Paese, “Edinaja Rossija”, per la sua stessa natura di essersi sempre presentato come il partito forte, dell’uomo forte e che non si accontenta di essere maggioranza, ma “totalità”, di fatto ha perso credibilità e forza. Si legge: «la stessa “Edinaja Rossija” ha inculcato nei russi l’idea che la vera vittoria elettorale non è quando si raccoglie un 35%, con la conseguente necessità di costruire una coalizione, come avviene nel putrido Occidente, ma come minimo il 60% e il controllo totale del parlamento. Da questo punto di vista “Russia unita”, con un calo rispetto al 2007 del 15% e raccogliendo meno del simbolico 50%, senza dubbio, ha perso».
 
La colpa di questo calo di popolarità e consensi sarebbe colpa dei vertici del partito stesso perché non sono stati capaci a risanare quei «punti dolenti» su cui le opposizioni hanno costruito la propria campagna elettorale. Ovvero dimostrare di non essere un partito di corrotti e corruttori (facendo pulizia interna) e di non essere a favore della censura (lasciando la possibilità a tutti i partiti di opposizione di partecipare alle elezioni e dando opportunità ai leader di partecipare a dibattiti televisivi).
 
Critiche di questo tipo non sono usuali in Russia e il “Kommersant”, come la quasi totalità delle testate non è libero e lo ha dimostrato, preferendo licenziare un giornalista stimato da tutti, per educarne cento.

18/12/2011
Fabrizio Ossino

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