L’OFFENSIVA CONTRO I MEDIA: PUTIN PRESENTA IL CONTO

Altro che “banderloghi”

La colorita espressione di disprezzo usata dal premier russo Vladimir Putin nei confronti dei manifestanti scesi in piazza a decine di migliaia “per oneste elezioni”, suona ormai già vecchia e persino bonaria di fronte all’offensiva che, nel giro di una settimana, è stata portata avanti dalle autorità russe contro mezzi di informazione considerati “scomodi” e contro la variegata opposizione extraparlamentare

foto: Novaja Gazeta

  Dapprima (soltanto pochi giorni fa) era stato il commissariamento del consiglio d’amministrazione della radio Ekho Moskvy, una delle emittenti di punta fortemente critica verso il governo, deciso dall’azionista di maggioranza (due terzi) che, guarda caso, è Gazprom Media. 

Appena due giorni ed è la volta di TvDozhd, brillante canale televisivo via web, colpevole di aver trasmesso le dirette delle manifestazioni degli ultimi mesi. “Dove hanno preso i soldi per mettere su una simile e articolata programmazione?”, sembra essersi chiesto Robert Schlegel, deputato del partito di governo Russia unita. Il quale, senza indugio, è corso a denunciare queste sue perplessità alla procura di Mosca e ora TvDozhd è sotto inchiesta della magistratura. 

Non poteva mancare, poi, Novaja gazeta, il giornale dove lavorava Anna Politkovskaja, la testata che più di tutti in questi anni ha tenuto testa al Cremlino e alle sue politiche. Al suo editore Alexandr Lebedev, sono stati bloccati i conti della sua National Reserve Bank (dove confluiscono anche donazioni per scopi sociali, in particolare dalla Fondazione Raissa Gorbaciova o dal musicista inglese Elton John) ed ora non ci sono più i soldi per pagare gli stipendi ai giornalisti della Novaja gazeta. I quali, dalla loro sede di Potapovskij pereulok, hanno fatto subito sapere che continueranno a lavorare lo stesso (primo fra tutti, l’editorialista e scrittore, Dimitrij Bykov). 

Minacce velate anche al giornale Nezavisimaja gazeta e alla piattaforma di blog, Zhivoj Zhurnal. 

Nei mesi scorsi, ancora per opera dell’onnipresente azionista Gazprom Media, era toccato al direttore di Vlast’ (inserto del prestigioso Kommersant per una vignetta anti-Putin) mentre un gruppo di funzionari dell’Fsb, i servizi segreti russi, erano andati a bussare alla porta del presidente, il giovane Pavel Durov. Niente di grave, avevano detto, soltanto alcuni commenti “sgradevoli” per il potere e l’invito a cancellarli. Durov, dopo avere messo alla porta gli zelanti funzionari, ha denunciato pubblicamente la pressione ricevuta. Poi, il silenzio da parte delle autorità e per settimane, dopo aver fatto fuoco e fiamme, da Putin e dal suo entourage, soltanto promesse di riforme e vaghe intenzioni di dialogo. 

L’iniezione di fiducia per “Vova”, però, somministrata dai sondaggi elettorali che lo danno vincente al primo turno, ha fatto cambiare marcia ed ora è iniziata la resa dei conti.

22/2/2012
Giancarlo Castelli

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