GLI ANGELI DI GROZNIJ. NUOVA GENERAZIONE

Malik e Khadizhat Gataev hanno vissuto a Groznij durante le due guerre cecene. Da quell'esperienza hanno deciso di perseguire un'importante missione proprio di loro iniziativa: salvare bambini. Hanno dato il via a questo progetto dopo la fine delle guerre e dopo il loro esilio dalla Cecenia. Da quel momento però hanno incontrato continui ostacoli sulla loro strada. Ma il loro progetto è ostacolato non dai militari o corpi speciali di sicurezza, come in genere avvenuto in passato, ma dalla spietata burocrazia post-sovietica. 

La famiglia Gataev infatti è minacciata di allontanamento dalla figlia adottiva e lei stessa rischia di essere sbattuta in prigione. Molte persone sono morte durante la prima guerra cecena. L'Onu definì Groznij, la capitale della Cecenia, la città più distrutta del mondo. E anche quella col maggior numero di orfani. Per questo i Gataev aprirono un orfanotrofio e cominciarono ad accogliere bambini senza genitori. Li cercarono e li trovarono: lavarono, diedero conforto, nutrirono, curarono e portarono affetto a decine e decine di bambini. 

Nel 1999, mentre infuriava la seconda guerra cecena, la Lituania invitò la famiglia Gataev con tutti i bambini e diede loro assistenza e rifugio per un progetto di riabilitazione e di cure mediche. Terminata questa fase, rimasero a vivere lì. Ma nel 2008 la coppia dei Gataev venne arrestata dal Dipartimento di Sicurezza della Lituania. I due coniugi passarono più di un anno in galera per accuse inventate. Riuscirono a dimostrare la loro totale estraneità alle accuse soltanto nel 2015. A quel punto i Gataev presero la residenza in Finlandia che garantì loro l'asilo dalla Lituania. Ma non riuscirono a riprendersi i loro bambini che le autorità lituane avevano portato via durante l'arresto e messi in un orfanotrofio SOS-kaimas. 

Una dei bambini, Kheda Chinkhoeva ha da poco compiuto 18 anni. Ha passato gli ultimi dieci anni sperando di riunirsi con Malik e Khadizhat che lei considera suoi genitori. Le autorità di polizia lituane non gliel'hanno mai permesso. Da quando Kheda ha compiuto 18 anni vive fuori dall'orfanotrofio in mezzo alla strada, senza soldi per mantenersi. In qualche modo riuscì a raggiungere la famiglia in Finlandia ma la Lituania spiccò un mandato di cattura internazionale contro di lei perchè non poteva lasciare il suolo lituano ancora per tre mesi, ignorando che la ragazza non aveva di che vivere né una casa dove abitare.  

Ricordo Kheda, la piccola ragazza che incontrai in Lituania in visita con i suoi genitori Malik e Khadizhat. Dopo essere stati discolpati da tutte le accuse nel 2015 infatti, i Gataev iniziarono a fare avanti e indietro in Lituania per vedere i loro bambini. Le autorità lituane non glieli avevano voluti ridare indietro. Ma non impedirono ai genitori di venire a visitarli per un paio d'ore. I Gataev spesero un sacco di soldi per questi viaggi dalla Finlandia in Lituania per portare ai bambini cibo, vestiti, giocattoli e tutto l'occorrente che in genere i genitori portano ai loro figli. 

Persino quando il tribunale diede piena assoluzione ai Gataev le autorità lituane continuarono ad impedire la riunione di tutta la famiglia e anzi misero in atto quello che si può definire un comportamento umiliante e di vera e propria persecuzione contro gli stessi Gataev e la loro famiglia: garantirono l'asilo ai bambini, un provvedimento che invece nessuno aveva chiesto. Questo impediva ovviamente che la famiglia tornasse a vivere insieme. I figli dei Gataev sono cittadini russi. I loro genitori avevano ottenuto l'asilo in Finlandia dalla Lituania, non dalla Russia. Concedendo ai bambini l'asilo lituano li aveva in qualche modo legati alla Lituania, creando una serie innumerevole di difficoltà burocratiche per lasciare la Lituania stessa e andare a vivere in Finlandia. 

Attivisti umanitari, associazioni non governative e anche rappresentanti istituzionali di Russia, Finlandia e altri Paesi europei si adoperarono per ridare giustizia alla famiglia Gataev ma non ci fu niente da fare. Una lettera di aiuto per il ritorno dei bambini dai loro genitori Malik e Khadizhat venne indirizzata direttamente al presidente della Lituania. 

Intanto però Kheda stava perdendo le speranze di ritrovare Malik e Khadizhat durante la sua permanenza nell'orfanotrofio lituano. E' difficile parlare con lei adesso. Parlava già poco e male il russo e il lituano ma la cosa più drammatica era che aveva quasi dimenticato anche la lingua cecena. Nove anni fa, quando venne portata via ai suoi genitori e messa nell'orfanotrofio, parlava correttamente il ceceno e pregava nella stessa lingua. I figli dei Gataev raccontarono a Malik, durante le sue visite all'orfanotrofio, che il direttore del collegio e i suoi sottoposti li minacciavano di continuo se avessero continuato a parlare ceceno. 

Risultato: Kheda non ricorda nulla della sua lingua nativa, della storia e delle tradizioni della Cecenia. La sua cultura nativa era stata strappata via con la forza. Nonostante questo le autorità lituane non avevano alcuna intenzione di farne nemmeno una cittadina lituana. La ragazza diventò un semplice strumento in mano ai lituani contro la famiglia Gataev. Né una lituana, né una russa, né una cecena: era stata strappata dalla sua vita, quella che aveva costruito con i suoi genitori adottivi per farla crescere soltanto con la paura e l'obbedienza. 

Quando Malik finalmente riuscì ad incontrare Kheda dopo anni di separazione (tutti i bambini avevano lasciato l'orfanotrofio appena compiuti i 18 anni) venne a sapere dalle autorità lituane che la ragazza era obbligata a stare ancora tre mesi in Lituania dopo l'uscita dall'istituto. Aveva sperato che Kheda fosse rimasta almeno ad abitare nell'orfanotrofio durante quei tre mesi perchè non aveva i soldi per pagarsi un appartamento. 

Malik discusse a lungo con i dirigenti dell'orfanotrofio che, come lui stesso ha spiegato, accettarono la proposta di lasciare Kheda a vivere gratis nell'istituto almeno per il tempo necessario a preparare i documenti per lasciare la Lituania e andare in Finlandia. Ma non fu una vera promessa formale e infatti Kheda venne lasciata in mezzo a una strada e senza soldi. 

“Mi dissero che ormai non avevano più bisogno di me, che ormai ero adulta e potevo fare quello che volevo”, spiega Kheda intimidita e disperata. Ha vissuto per un periodo con senzatetto e clochard in un centro per le crisi sociali a Vilnius. 

Dopo un po' di tempo si ammalò, non aveva soldi per le medicine, senza amici e si mise a cercare un lavoro. Una sera rientrò tardi nel centro e venne cacciata fuori. Alla fine decise di raggiungere lo stesso la Finlandia nonostante il divieto dei lituani. Nel frattempo aveva cominciato a rubare per non morire di fame. Era disperata e pensò spesso al suicidio. Malik informò le autorità lituane della situazione. Kheda non voleva violare la legge ma semplicemente tornare dai suoi genitori adottivi perchè era l'unica cosa che in quella situazione potesse fare. La risposta dei lituani fu durissima: venne inserita nella lista internazionale dei ricercati. 

La famiglia si rivolse alla polizia e al servizio immigrazione di Helsinki, Finlandia spiegando la complessa situazione e assicurando le autorità finlandesi che si sarebbero attenuti al rispetto della legge. 

I Gataev credono nella legge e nei diritti umani. Adesso dicono che il prossimo passo per salvare Kheda sarà Strasburgo, presso la Corte europea dei Diritti umani.

“Voglio solo vivere con i miei genitori, nel rispetto della legge”, dice Kheda.

Traduzione in lingua italiana - Giancarlo Castelli

24/7/2017
Dmitry Florin

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