Quando sciopera anche il cuore…

I giornalisti del “Kavkazskij uzel” hanno iniziato uno sciopero contro i cospicui tagli ai loro stipendi voluti dalla dirigenza del giornale on-line. Lo hanno comunicato gli stessi con una lettera inviata il 1 luglio 2011 alla redazione del sito internet, Kasparov.ru.

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Come leggiamo nella missiva dei giornalisti in sciopero, il 27 maggio del 2011 i corrispondenti del “Kavkazskij uzel” hanno ricevuto dalla dirigenza un avviso collettivo con cui si comunicava che dal mese di maggio erano state adottate delle modifiche al contratto di lavoro, che ammettevano la diminuzione delle retribuzioni sul materiale pubblicato. I corrispondenti non solo non sono d’accordo con una tale modifica del contratto, ma nella comunicazione non veniva neanche chiesto loro di valutare tale proposta. Inoltre l’avvocato della “Fondazione per la difesa dei giornalisti”, a cui si sono rivolti gli scioperanti, ha evidenziato le violazioni nei confronti del precedente contratto firmato dai pubblicisti.

Non ricevendo alcun chiarimento sulla situazione da parte del redattore capo Grigrorij Švedov, i giornalisti del “Kavkazskij uzel”, il 25 di giugno hanno iniziato lo sciopero, che si protrae tutt’ora. Secondo a quanto riferiscono gli stessi corrispondenti, sul sito “Kavkazskij uzel” già appaiono non più notizie di prima mano, ma rielaborazioni di articoli di altri.

Il sito di notizie “Kavkazskij uzel” è da qualche anno un’importante e democratica fonte di informazioni dal Caucaso e uno scontro del genere tra la dirigenza e i giornalisti sta portando all’impoverimento culturale del sito.

Nella seconda parte della lettera, leggiamo inoltre che uno dei giornalisti in sciopero, Dmitrij Florin, si trova in rianimazione dopo una forte crisi cardiaca. I medici hanno constatato che lo stress e la preoccupazione degli ultimi giorni è stato fatale per il cuore di Dmitrij. Quel che non erano riuscite a fare le minacce ricevute per gli articoli sulla guerra in Cecenia, lo ha fatto la paura di non essere più retribuito dignitosamente per il lavoro pericoloso che svolge quotidianamente e magari per la rabbia di essere stato tradito da coloro che considerava colleghi e compagni di avventura nella lotta per l’informazione libera.

A Dmitrij i nostri più sinceri auguri, affinché possa tornare presto, assieme ai suoi colleghi, a raccontarci quelle storie dal Caucaso taciute dai “grandi” giornali.

3/7/2011
Fabrizio Ossino

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