Dal diario di un italiano alle elezioni russe del 2012

Venerdì, 2 marzo 2012

Sera. Arrivo a Mosca. L’uscita dell’area internazionale sembra sotto assedio. I passeggeri sono “accolti” da un corridoio di poliziotti armati, con giubbotti antiproiettili e dai musi non proprio amichevoli. All’inizio credo di aver sbagliato aeroporto (come successe all’ubriaco protagonista del film russo “Ironia del destino”) ma non ricordo di aver bevuto prima del volo. Improvvisamente tra due schiene di poliziotti spunta il sorriso sincero del mio amico Viktor, è allora che comprendo di essere atterrato a Mosca-Domodedovo.

– Mio Dio! – esclamo io – Viktor, potevi venire a prendermi da solo! Che bisogno c’era di mobilitare le truppe?

– E questo non è ancora niente. Andiamo! – replica lui.

Anche Viktor è un giornalista, ci conosciamo da tempo e con molto piacere mi ospita a casa sua quando vado a Mosca. Adoro provocarlo su tutte le varie contraddizioni della società russa e questa volta l’occasione me la offrono i metaldetector apposti ad ogni entrata dell’aeroporto. La loro vista mi suscita una domanda: – Ma i metaldetector li hanno messi dopo l’ultimo attentato terroristico? (Avvenuto all’aeroporto Domodedovo il 24 gennaio 2011).

Chiaro che no – risponde luici sono da sempre.

Fingo stupore e andiamo a prendere il treno.

Fingo stupore e andiamo a prendere il treno.

Tutta la strada verso casa è piena di poliziotti, ma la cosa non mi fa sentire al sicuro; anzi. Se c’è bisogno di una tale quantità di controlli e guardie, significa che c’è un problema, ma invece di risolverlo alla radice, si prova ad arginarlo con l’uso della forza. Terrorismo, criminalità, proteste politiche. In poche parole: problemi politico-sociali irrisolti.

Sabato, 3 marzo

Ho deciso di venire a Mosca, per le elezioni presidenziali come giornalista “free-lance”, per vedere con i miei occhi quel che succede e raccontarlo. Per parlare con la gente, fare domande e chiarirmi alcune perplessità.

Dopo le elezioni parlamentari dello scorso dicembre (famose per l’elevato numero di brogli denunciati), in tutta la Russia sono iniziate una serie di manifestazioni, che hanno portato in piazza centinaia di migliaia di persone al motto: «Per elezioni oneste». Che cosa è cambiato da allora? Per ora nulla. Ad alcuni esponenti politici non è stata data la possibilità di candidarsi alle presidenziali e coloro, i quali si sono gloriati dei brogli sono rimasti impuniti. Per effetto di uno strano compenso, però in migliaia di seggi elettorali sono apparse delle telecamere «per prevenire nuovi brogli». Ce lo vedete il lupo delle favole, che riempie la foresta di cacciatori affinché gli sparino se tentasse di mangiarsi qualche succulenta nonnina?

In questo contesto, io e i miei colleghi di “Interkavkaz” (Giancarlo e Sveta) abbiamo deciso di recarci in Russia.

Mattino. Mi chiama Giancarlo e mi propone di recarci alla “Novaja gazeta”, alle 13.00, per seguire una conferenza stampa. quattro scrutinatori indipendenti lamentano una morbosa attenzione da parte del FSB nei loro confronti.

Mi sento piombare in un romanzo di spie. I servizi segreti che pedinano e minacciano degli innocui cittadini e i loro amici per metterli in guardia da qualsiasi comportamento, all’interno del seggio elettorale, che possa intaccare i piani del Cremlino.

La trama è ottima, ma purtroppo questa è la realtà e ad uno scrutinatore, Iurij Suetin, non è stata data la possibilità di partecipare alla conferenza stampa perché arrestato ieri per «teppismo». Dieci giorni di carcere.

Sera. In una caffetteria mi incontro con Valentina, un’antropologa. Alla mia domanda sul suo voto di domani, questa risponde: – Per Prokhorov o per Putin.

– E perché Putin? – incalzo io,

Perché lui ci da sicurezza e stabilità – replica lei.

Non è la prima ne l’ultima persona che mi risponde così. Io comprendo che dietro la parola «stabilità» si nasconde il concetto di paura del futuro e del cambiamento. I media russi ormai da anni “sciacquano” le teste delle persone con l’imbroglio dualistico «o Putin o il caos». Per questo la massa crede che le restrizioni alla libertà, la corruzione e uno stipendio misero siano meglio di un futuro imprevedibile.

Con questi pensieri faccio ritorno a casa.

Domenica, 4 marzo

Mattino del giorno delle elezioni. Faccio colazione con un’ottima “zapikanka” (una torta di ricotta e frutta secca) fatta da Liza, la moglie di Viktor, e uno schifosissimo caffè. In televisione va in onda la solita spazzatura.

Scendo in strada e mi dirigo verso la scuola adibita a seggio elettorale. Non mi ferma nessuno ed entro. Subito dopo l’ingresso, con grande stupore mi si presenta una scena che non mi sarei mai neanche immaginato di trovare. Nel corridoio c’è un piccolo mercato. Torte, biscotti, e caffè caldo, libri, piccoli lavori a maglia e tanto altro ancora, danno il benvenuto all’elettore. Ma due poliziotti mi guardano male. Esco.

All’uscita del cortile della scuola, mi viene incontro sorridente un membro dell’istituto di ricerca sociologica (MAI) dicendomi: «Buon giorno! Potrebbe dirmi per chi ha votato

Io sono italiano, – le rispondo io – e qui non voto. Ma in quanto giornalista, le posso fare qualche domanda io se vuole. Lei acconsente ed io le chiedo: – Fino ad ora chi sta vincendo? (Domanda retorica).

Alle ore 12.00 la maggioranza ha votato per Putin. Al secondo posto Zjuganov.

Provo a porle una domanda più impegnativa: – Come le sembra la situazione politica in Russia? –, lei, dopo una piccola pausa, mi risponde vagamente e con un timido sorriso: – Penso che tutti noi abbiamo qualcosa a cui tendere –.

Ovvero l’equivalente russo della «supercazzola con scappellamento a destra» del film “Amici miei”.

Ringrazio e vado via.

Dall’altra parte di Mosca vive Jaroslav, collaboratore scientifico dell’Istituto di metallurgia, con il quale decidiamo di entrare assieme al seggio elettorale in cui vota, per strada mi dice che voterà per Prokhorov, ma, facendo spallucce, aggiunge: – in realtà non è che ci sia una vera e propria scelta –.

Lui crede che le elezioni siano una farsa e che i media russi siano l’esempio perfetto di quella illusione che chiamano “democrazia” russa.

Jarik vota e mi invita a prendere un caldo a casa sua.

Come spesso accade nelle ospitali famiglie russe, il si trasforma piacevolmente in cena e così ho la possibilità di conversare anche con i genitori di Jarik. La madre (mentre mi invita ad assaggiare tutto il contenuto del frigorifero) dice: – Io ho votato per Zjuganov! Sostengono che se riesce a raccogliere un buon numero di consensi, allora ci sarà il secondo turno.

La sera del giorno delle elezioni. Ore 20.00. I seggi si sono appena chiusi. Vado in centro ad incontrarmi con Giancarlo e Sveta. Già alle 22.00 tutto il mondo conosce i risultati. I sostenitori di Putin “ballano” per strada e Lui piange.

Ritorno a casa che è già tardi, ma ancora in tempo per un piatto di “Borš” bollente. Meglio evitare di accendere il televisore. Guardo un programma di approfondimento politico sul canale internet indipendente “Dožd”, ma spengo appena un ospite (giornalista della tv di Stato) sostiene che «Putin in campagna elettorale non è stato populista».

Lunedì, 5 marzo

È il giorno delle manifestazioni. Come di tradizione (da qualche mese a questa parte), appena l’opposizione si appella alla piazza, subito i putiniani scendono in strada a difesa dell’operato del loro leader.

Di solito in Italia i prefetti non acconsentono a due o più manifestazioni di fazioni opposte nella stessa città e lo stesso giorno, altrimenti la polizia avrebbe seri problemi a controllare che venga rispettato l’ordine pubblico. Qui invece chiudono i manifestanti in delle piazze-gabbia e colmano l’intera città di polizia.

Oggi nevica a Mosca, indosso il mio giaccone impermeabile, i guanti e il colbacco ed esco. Camminando per strada sembra che la città si appresti ad ospitare l’annuale parata militare del «Giorno della vittoria» (sul nazismo). In una notte si sono materializzati tutti i tipi di forze dell’ordine della Russia. OMON, esercito regolare e riservista, elicotteri, carri armati, camion pieni a tappo di poliziotti in tenuta anti sommossa, tende da campo per le operazioni belliche. Mancano solo i missili!

Mi incontro in piazza Puškin con Sveta, Giancarlo e Dima (il giornalista fondatore di Interkavkaz-Russia) ed iniziamo a intervistare la gente al meeting dell’opposizione. La maggior parte di loro crede che anche ieri ci sono stati dei brogli. Dal palco gridano degli slogan, che la massa ripete, ma io continuo a chiedermi perché la gente dovrebbe votare per l’opposizione e, soprattutto, per chi.

Sotto la statua di Puškin si sono raccolti tutti dalla sinistra alla destra nazionalista, ma nella piazza del Maneggio ci sono soltanto i putiniani, i quali hanno le idee chiare per chi votare.

Se l’opposizione non cerca il prima possibile i propri leader (magari volti nuovi) e non presenta dei programmi socio-economici davvero alternativi, che facciano ben sperare nel futuro e nel cambiamento, presto il popolo si stancherà di partecipare alle manifestazioni e tornerà a scaldarsi davanti a computer e tv aspettando che qualcun altro gli cambi il destino.

7/4/2012
Fabrizio Ossino

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