CHE FARE 2.0: UNA PARTITA A SCACCHI, OVVIO

Fiori agli agenti da parte di giovani manifestanti, poliziotti inaspettatamente cortesi (che davano informazioni sul percorso), grandi sorrisi: il massimo della tensione, un fumogeno acceso (subito reso inoffensive dall’intervento discreto della polizia).

La grande manifestazione di sabato 10 dicembre a Bolotnaja (praticamente, un’isolotto del fiume Moskova, lontano due chilometri circa dal centro citta’) si e’ svolta talmente pacificamente da rappresentare un punto di svolta (qui, dicono tutti, “storico”) grazie anche alla enorme e variegata partecipazione.

C’erano i liberal e i comunisti, i socialisti e quelli di area di centrodestra, gli anarchici e i filo-zaristi, addirittura.

Eppure, come recita un comunicato ufficiale della polizia, “non e’ stato effettuato alcun arresto’ e neppure un ricovero inospedale. Nulla.

Dicono che tale strategia sia stata decisa dagli organizzatori in una riunione-fiume nella notte precedente all’annunciato evento (che in realta’ si annunciava carico di paure per quello che sarebbe potuto accadere).

Nemtsov, leader del partito liberal Parnas, aveva avvertito: “Nessuna violenza, manifestiamo pacificamente, non deve scorrere il sangue”.

Cosa si saranno detti in quella riunione?

Eppure, appena pochi giorni prima, proteste analoghe a Chistye Prudi e sulla Triumfal’naja, erano sfociate in arresti, tensione e pure qualche manganellata. Seguite da dichiarazioni infuocate e minacce di guerra (politica) da una parte e dall’altra.

Con un tempismo sorprendente, dal Cremlino (e dal municipio della capitale) arrivava quasi contemporaneamentel’indicazione per un comportamento “soft” da parte degli agenti, arrivando a tollerare persino un corteo non autorizzato da piazza della Rivoluzione fino a Bolotnaja (in verita’, una lunga marcia sui marciapiedi della citta’, sotto l’occhio benevolo della politsija).

Due fattori, la volonta’ pacifica dell’opposizione e la tolleranza per decreto delle autorita’ hanno fatto si’ che quellamanifestazione venisse definita “storica” (e non solo per i numeri).  

Saranno state le dichiarazioni del segretario di Stato Usa, Clinton che senza giri di parole aveva dubitato della regolarita’ delle elezioni del 4 dicembre, sara’ stato l’alto numero dei partecipanti che ha acceso in questi giorni i riflettori sulla Russia (e teorie piu’ o meno probabili su una possibile “primavera russa”), fatto sta che nessuno se l’e’ sentita di forzare la mano.

Cercando di portare a casa il risultato piu’ conveniente. L’opposizione, intenzionata a dimostrare l’avvenuta maturita’ e affidabilita’ acquisita per poter, magari, governare in futuro.

Il governo russo, per dimostrare che “basta rispettare la legalita’, tutto e’ possibile”.

Incidenti o prove di forza e repressione avrebbero nuociuto ad entrambi.

Tutto finito, quindi?

Niente affatto. Si attende la prossima mossa. Come in una partita a scacchi. Ma ancora non si sa di chi sara’ il turno.

13/12/2011
Giancarlo Castelli

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